Mi sono risvegliata uomo ed è stata una pena

Sono sempre stata donna, ma tre giorni fa mi sono risvegliata uomo. Non so perché o per come. So solo che sono tre giorni che sono un uomo. Non ho ancora avuto il coraggio di mettere la testa fuori di casa, voglio prima ambientarmi un po’. Allora, in via del tutto cautelativa, ho deciso di buttarmi sui social per vedere che aria tira a essere uomini di questi tempi.

Ho preso in mano lo smartphone la prima novità mi è subito saltata all’occhio: solo due richieste di amicizia. Prima, ogni mattina, mi ritrovavo sempre in doppia cifra. Adesso sono tre giorni che nessuno mi manda una richiesta. Nessuno tranne questi due profili fake di superfregne abitanti casualmente nella stessa mia città. Visto? Adesso parlo anche da uomo: prima, quando ero ancora donna, se una ragazza più carina di me tentava di intrufolarsi nelle mie cerchie usavo locuzioni tipo ‘che cazzo vuole questa cagna lurida rovinafamiglie?’. Ora dico solo ‘chi è sta fregna?’ e non mi sale alcun astio, anche se sono profili fake che vogliono presumibilmente truffarmi promettendomi sesso facile. Sono fregne, i like. Sono diventata più lineare. Diventato, pardòn.

Però devo constatare che adesso i miei post non se li fila più nessuno. Un commento sulla serie del momento, un prezioso e raro aforisma, una foto dell’aperitivo ripostato da Instagram con qualche hashtag ganzo come #greatlife, #realfriends, #pornfood. Risultato? Due like di circostanza (di cui uno invariabilmente di mia zia) su post sostanzialmente identici a quelli con cui prima incassavo un centinaio approvazioni in tempo zero tra cuoricini, faccine e pollici svettanti. Oppure che ne so, il tramonto. Ah i miei tramonti! Quelli sì che prendevano profluvi di like! Oggi però il mio tramonto ne ha preso solo uno. Ed è di mia zia naturalmente. E non mi pareva un tramonto più brutto di quello postato una settimana addietro, quello che aveva fatto tutto quello scalpore. Quello dove ero presa di spalle in yoga pants, immersa in posa ieratica nella quiete serale mentre tutt’attorno a me il cielo si infuocava. Gli hastag #sunset, #enjoylife, #meditation ce li ho messi tutti pure oggi, il sole stava andando a morire verso ovest come sempre, io ero ieratico come non mai. Boh, non capisco. Sì forse stavolta era un po’ più velato, d’accordo, ma da cento e rotti like rovinare miseramente a quell’unico apprezzamento di mia zia mi pare un calo troppo drastico. Qualcosa mi sfugge.

Per non parlare dei miei selfie: nessuno che mi dice più ‘sei bellissimo!’. E non sono mica brutto in versione maschile eh, manco per niente! Prima le mie amiche erano di casa sotto ogni mia foto: sempre una parola buona a puntellare l’autostima. E gli uomini…beh non ne parliamo! In questi tre giorni invece il nulla, zero feedback. Eppure ho usato come sempre il filtro bellezza dello smarphone: ho levigato il volto, tolto le occhiaie, allargato un pelino gli occhi e stretto un po’ il viso. Niente. Disperato ho pure attivato lo sbiancamento dentale e applicato un filtro nostalgia. Manco zia ha messo like, zero, anche perché manco m’avrà riconsociuto, smarmellato sul bianco com’ero.

Persino quando ho postato le foto del solito cane che corre felice sul solito prato trapuntato dalle solite margherite ho raccattato si e no un paio di interazioni di cortesia. Il gatto non ce l’ho mai avuto, ma se continua così va a finire che me lo prendo.

Poi ho imbracciato la chitarra acustica, ho postato una mia esecuzione di Starway to heaven: zero like. ZERO. Cazzo sta succedendo a questo mondo? L’altra settimana con La canzone del sole di Battisti ho preso settantasei like, tredici condivisioni e alcuni ragazzi hanno aperto un acceso dibattito chiedendomi quali corde stessi usando e che spessore di plettro prediligessi. E oggi coi Led prendo zero? Non ci capisco più niente, davvero. E poi può essere che all’improvviso a nessuno interessa più che corde uso?

Non mi sono dato per vinto e ho calato l’asso: 1984 di George Orwell. Perchè dovete sapere che prima i miei selfie dall’alto in canottiera da running con il capolavoro orwelliano bene in vista innescavano un certo fermento culturale:

‘Ottimi gusti letterari!’
‘Bella e intelligente!’
‘Il mio libro preferito di sempre!’
‘Un libro da far leggere nelle scuole!’
‘Io l’ho letto tre volte!’

Oggi? Oggi invece come scoreggiare al vento (eh sì, sono proprio diventato uomo!). Eppure Orwell non aveva mai cannato. Mai! Proverò con Nietsche ma a questo punto sto perdendo le speranze e ho l’autostima sotto i tacchi.

Visto che le richieste di amicizia latitavano, ho chiesto l’amicizia io a una che mi pareva carina. Non mi ha addato. Sono passati ormai tre giorni e no, non mi ha voluto proprio addare. Le ho mandato un messaggio, un semplice ‘ciao come va’?. Un gelido vuoto digitale ha regnato austero per minuti. Caparbio, ho riprovato. Niente. Al terzo messaggio finalmente una risposta:

‘Ti conosco scusa?’
‘Ehm boh, no, non mi pare, magari ci siamo visti in giro…’
‘No, mai visti. Cosa posso fare per te?’
‘Ma niente, volevo fare due parole.’
‘Sparisci morto di figa’.

Dura la vita per gli uomini sui social. Non funzionano le opinioni sui film, gli aperitivi e gli aforismi, non funziona il tramonto, non funziona il cane, non funziona la chitarra, non funziona Orwell con scorcio dall’alto, non funziona l’abbordo in chat. Praticamente tocca inventarsi qualcosa per davvero.

Un momento, fermi tutti, ho una notifica: un mio amico ha appena commentato una mia foto! Dice:

‘Passano gli anni ma hai sempre la solita faccia di merda. Chiamami.’


D.J.E.

 

 

 

 

 

 

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One Comment Add yours

  1. Reblogged this on daniele galassi and commented:

    Nuovo effervescente post su Caffè con Utopia: è stata davvero dura.

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